Dharma mamme a un bivio 02

Il progetto Mamme a un bivio dell’associazione I Bambini Dharma vuole essere di supporto a tutte quelle mamme che, per motivi entro i quali non ci addentriamo, decidono di non poter tenere il bimbo che hanno concepito. Una scelta sicuramente molto sofferta e che non vogliamo giudicare, se non ricordando che il bambino nel loro grembo deve avere la possibilità di continuare a vivere, anche nel caso di un rifiuto a riconoscerlo.

Le madri in difficoltà che non possono tenere il loro bambino hanno l’opportunità di rivolgersi al consultorio dell’ASST di riferimento per avere la possibilità di parlare con un assistente sociale che possa aiutarle in questo delicato momento della vita e supportarle nella scelta.
Devono sapere che LA LEGGE ITALIANA CONSENTE LORO DI PARTORIRE IN ANONIMATO IN QUALUNQUE OSPEDALE IN CUI CI SIA UNA SALA PARTO. Questo consente alle partorienti di dare alla luce il bebè in sicurezza, sia per loro stesse che per il piccolo. UNA VOLTA PARTORITO, POTRANNO DECIDERE IN TOTALE LIBERTÀ SE RICONOSCERLO O RENDERLO ADOTTABILE.
Questa Legge è stata varata per evitare il triste fenomeno di abbandoni di neonati per strada o nei cassonetti che però, purtroppo, continua a verificarsi. MORTI TRAGICHE E, SOPRATTUTTO INUTILI, visto che, lo ripetiamo, partorire in anonimato nella sicurezza di un ospedale non solo è consigliato, ma consentito.
Qualora non fosse comunque possibile rivolgersi a un ospedale, c’è una seconda estrema possibilità: lasciare il bebè nelle CULLE PER LA VITA, lettini dislocati in 55 ospedali in Italia, nelle quali, anche in questo caso in totale anonimato, i genitori possono lasciare il bambino, affidandolo alle cure dell’ospedale. Una scelta estrema, come si diceva, visto che il parto rimane un fatto a rischio sanitario, che quindi consigliamo di fare sempre in una struttura ospedaliera, nella quale nessuna mamma verrà giudicata per la scelta presa nei confronti del neonato.

 

LE ATS

Una donna rimasta incinta che non sappia come comportarsi può rivolgersi ai distretti sanitari di competenza (ATS), chiedendo un appuntamento con un assistente sociale che, garantendo la massima privacy, le illustrerà le possibile vie da scegliere, nel rispetto della sua salute psicofisica e di quella del bambino.

IL PARTO ANONIMO IN OSPEDALE

Il sito del Ministero della Salute dà linee guida molto chiare sulla possibilità di partorire in anonimato, che riportiamo di seguito in sintesi (fonte: http://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?lingua=italiano&id=1011&area=Salute+donna&menu=nascita)

DAL PARTO IN ANONIMATO ALL'ADOZIONE

Il DPR 396/2000 art. 30 comma 2 consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale dove è nato affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. L’istituto del parto consente alle donne che non vogliono riconoscere il figlio di partorire nel più totale anonimato; il nome delle madri, infatti, in tali casi, rimane segreto, e sul certificato di nascita del bambino, la cui dichiarazione viene fatta dal medico o dall’ostetrica, viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”.

LA MAIL PER I TUOI DUBBI

Vista l’esperienza di Dharma nel campo dei bebè abbandonati alla nascita, come associazione abbiamo deciso di offrire alle mamme in difficoltà – quelle a un bivio di fronte al quale scegliere se donare una vita, anche separandosene, oppure metterla a rischio consegnandola a un destino fatale – una mail a cui rivolgersi per chiedere aiuto.

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