Quanto conta la qualità e quanto la quantità del tempo trascorso con i propri bambini?

Paradossalmente, la quantità può anche essere nulla, come avviene per gli orfani: nel loro caso, con la fantasia riescono spesso a completare la mancanza immaginando presenze di alta qualità. Sulla qualità, invece, è necessario approfondire. Prima di tutto, il tempo di qualità è quello che è attento alle esigenze del figlio, esigenze che non sono né quelle che verrebbero istintive all’adulto, né quelle manifestate esplicitamente dal bambino.
Essenzialmente, il bambino ha bisogno di stima: ha bisogno, e fa piacere a qualsiasi età, di sentire che l’ambiente fa il tifo per lui, che confida nel suo successo. In altri termini, il bambino ha bisogno di affetto solo raramente, ed ha bisogno di essere accontentato altrettanto raramente. L’affetto, che si manifesta con le coccole, i baci, gli abbracci, le carezze, fa sicuramente piacere, ma comunica implicitamente al bambino che l’adulto lo considera come bisognoso di protezione, e quindi non lo ritiene in grado di cavarsela da solo. Se le manifestazioni affettuose sono non solo gradite ma anche efficaci in caso di malattia o quando si è in procinto di allontanarsi, perché tranquillizzano, negli altri momenti diventano inviti condizionanti all’immaturità. Infatti, è come se, col comportamento affettivo gradito al bambino, gli si dicesse che ne potrà avere ancora a condizione che abbia bisogno di protezione, e quindi che non acquisisca autonomia.
Nei confronti dell’affetto è avvenuto, negli ultimi decenni, quello che è successo per il cibo. Dopo secoli in cui i bambini sono stati denutriti, si è sviluppata la sensibilizzazione alla nutrizione, e l’industria ha prodotto cibi che fossero gradevoli, per contrastare il pericolo della mancanza di cibo, col risultato che oggi i problemi infantili più diffusi sono legati all’eccesso di nutrizione. Analogamente, dopo secoli di lavoro minorile e di insensibilità ai minori, la sensibilizzazione del dopoguerra, anche qui sostenuta dall’industria che ha fornito ogni genere di prodotto in grado di accontentare qualsiasi capriccio, è stata alla carenza affettiva: la conseguenza è la diffusa immaturità giovanile, spesso accompagnata anche da fenomeni di bipolarismo, legati anche questi in gran parte all’eccesso di affetto.
Si tratta quindi di riequilibrare il rapporto adulto-bambino improntandolo alla stima, che è la forma più stimolante di amore, in una convinzione profonda, da parte dell’adulto, delle grandi potenzialità del bambino, e del suo compito di valorizzarle, riprendendo, se vogliamo, l’antico tema della maieutica di Socrate. 

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