Maggio 2013

Mi chiamo Sandra Puzzi, sono ostetrica e mamma di due bambini, Meskele, di 6 anni e mezzo, e Mestere, di 3 anni.
Entrambi sono arrivati tramite l’adozione internazionale, in due momenti distinti.
Meskele ci è stato abbinato all’età di 3 mesi, ma solamente dopo 9 lunghi mesi, a causa della burocrazia etiope (ma anche di quella italiana), abbiamo potuto partire per andare a prenderlo.
Aveva quindi 1 anno appena compiuto quando lo abbiamo abbracciato la prima volta.

I primi 2 mesi di vita li ha passati probabilmente insieme alla famiglia di origine… quando è stato ritrovato Meskele era un bel neonato paffuto, di circa 5 kg, totalmente sano e di 2 mesi stimati di vita. Le visite e le analisi effettuate nelle settimane successive confermarono la sua buona salute, e lo misero in condizione di essere adottato.
Purtroppo non è bastato il nostro “si” alla proposta di abbinamento per sveltire le pratiche, che come ho già scritto, gli hanno rubato ben 9 mesi di vita in famiglia.
L’orfanotrofio che lo ha ospitato durante questo periodo era una piccola oasi in mezzo a tanta miseria, ed ancora oggi ringrazio il cielo della sua esistenza… senza quella struttura il mio bambino sarebbe stato completamente solo e incustodito, invece in qualche modo lì dentro si è reso possibile un piccolo miracolo ed i mesi sono passati… ma sebbene il personale facesse il possibile per prendersi cura di lui e degli altri bambini, nessuno potrà mai restituire a mio figlio le cure amorevoli di una madre tutta per lui, in un periodo delicato ed
importante come il primo anno di vita.
Viste le condizioni di vita inimmaginabili della maggior parte degli etiopi, non posso di certo lamentarmi per lo standard di cure fornite all’interno dell’orfanotrofio, anche perché i bambini erano davvero tanti (nel periodo in cui c’era Meskele solo i neonati erano 40 e le tate solamente 3 per un turno di 24 ore…), ma nonostante tutto l’amore e la dedizione di quegli angeli le conseguenze sul corpicino di mio figlio si sono manifestate da subito…a 2 mesi pesava 5 kg, e ad 1 anno solamente 7,8 kg…e non per carenza di latte, ma perché non aveva interesse per il cibo…inoltre all’arrivo in Italia risultava fortemente ipotonico, la testolina gli cadeva per mancanza di forze e faceva fatica a stare seduto…c’è voluto un po’ di tempo per recuperare questi deficit fisici, e dopo tanti anni pensavamo che tutto si fosse risolto per il meglio, invece abbiamo trovato un’amara sorpresa. La mancanza di stimoli e cure sottrattagli per quasi tutto il primo anno di vita, ha prodotto in lui un ritardo che è stato riconosciuto dalla neuropsichiatra come “disturbo evolutivo specifico della funzione motoria”.
In pratica Meskele è normodotato per quello che riguarda l’intelligenza, ma ha un deficit che coinvolge il coordinamento dei movimenti, oltre alla mancanza cronica di forza nelle manine e una difficoltà di concentrazione. Queste difficoltà gli impediscono di svolgere serenamente ed in modo fluido alcune fra le più comuni azioni quotidiane (prendere in mano la forchetta, lavarsi, allacciarsi le scarpe, aprire lo zaino, ecc…), e mano a mano che la sua età aumenta, anche per la complessità sempre maggiore delle competenze a lui richieste, cresce la sua frustrazione nel non poter svolgere autonomamente queste attività,
con ovvie ripercussioni sulla sua autostima. Anche le maestre di Meskele hanno riscontrato grosse difficoltà e dopo il riconoscimento da parte dell’ASL di questa invalidità, abbiamo fatto richiesta per l’insegnante di sostegno.
Visto lo stato di salute più che ottimo di mio figlio al ritrovamento, e visto la sua storia, anche medica, del suo primo anno di vita, ho ragione di pensare che molte delle sue difficoltà originino proprio dalla costante e prolungata carenza/assenza di stimoli, e dalle condizioni in cui è stato tenuto il bambino in quei mesi.
La nostra storia è simile a quella di tante altre famiglie, durante l’iter adottivo veniamo preparati ad accogliere consapevolmente bambini con rischio sanitario, e sappiamo che soprattutto i neonati, per quanto dichiarati sani, possano nascondere problemi non diagnosticabili alla nascita.
A maggior ragione noi, mamme e papà di bambini africani, che conosciamo e amiamo la realtà dura e misera della terra dei nostri figli, accettiamo, anzi accogliamo queste difficoltà che possono nascere in loro. E siamo pronti a perdonare le mancanze e la povertà con cui vengono custoditi i nostri figli intanto che aspettano di poter essere finalmente abbracciati...dopotutto si tratta del “quarto mondo”.
Ma in un paese civile e ricco come senza ombra di dubbio definirei l’Italia, non è tollerabile a mio giudizio la trascuratezza nel gestire i bambini in attesa di adozione, soprattutto se si tratta di neonati, poiché i segni che lascia un abbandono, sono tanto più profondi quanto più inesprimibili…ed un neonato non ha memoria cosciente del suo abbandono, solamente un’impronta indelebile che gli resterà per sempre a livello fisico, ma che non riuscirà mai ad esprimere in modo razionale, e che lo danneggerà tanto più non verrà riconosciuto
questo suo periodo “buio”.
Per questi ed altri motivi ritengo che l’attività svolta dall’Associazione di Volontariato Dharma sia lodevole e costituisca in parte il “tassello mancante” nella storia di questi bambini…da mamma adottiva comprendo bene l’importanza della Valigia, non solo come bagaglio fisico di oggetti che nella vita dei nostri figli mancano, ma soprattutto come bagaglio umano, di persone e delle loro tracce.
E come mamma altrettanto importante considero l’ambizioso desiderio di destinare a questi bambini “di passaggio” un piccolo spazio all’interno del nido, opportunamente attrezzato dall’associazione a rispondere alle esigenze particolari che questi bimbi hanno.
Inoltre da professionista considero l’attuazione di questo progetto un’importante intervento di prevenzione sanitaria, viste le ripercussioni ormai comprovate che la carenza di cure e stimoli anche in questa primissima parte della nostra vita ha sulla salute mentale e fisica dei nostri figli.
Un grazie sentito da Sandra, Mestere ma soprattutto da Meskele.

 

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