Agosto 2015

“Quando Giovanna ha iniziato a raccontare della "valigia" non ho potuto fare a meno di gioire dell'iniziativa e poi esclamare: "Caspita quando mia figlia e' venuta a casa non aveva niente se non la tutina rosa, comperata d'urgenza qualche giorno prima da mio marito…".
In realtà mia figlia indossava anche un giubbino (quello più usato che avevano a disposizione),  le calzine e le scarpette da ginnastica. Era inverno e non potevano farla uscire in mutandine, ma sono sicura che l'avrebbero fatto se fosse stata estate.

Le avevano poi lasciato un piccolo zaino con un pettinino di plastica rosa, una bambola tutta spettinata ed un foglietto scritto a mano dove spiegavano brevemente cosa le piaceva mangiare, che programmi televisivi guardava, i nomi di persona che probabilmente avrebbe menzionato e qualche indicazione relativa al suo stato di salute.
Queste poche cose le ho tenute: fanno parte delle sua storia e della nostra memoria.

Sottolineo quanto sopra con un po' di risentimento, perché mia figlia non proviene da un paese povero dove tutto questo sarebbe giustificabile, mia figlia è italiana.
Quello che sappiamo di lei è che il primo anno di vita l'ha trascorso con la famiglia di origine, situazione di grave precarietà e disagio sociale; qualcuno ha chiamato la polizia perché la piccola piangeva ininterrottamente, da sola, abbandonata su un materasso. E' stata quindi ricoverata in ospedale, dove hanno potuto appurare che, a parte la trascuratezza dovuta alla scarsa igiene, stava fortunatamente bene. Successivamente è stata accolta in una comunità di recupero per adulti per essere raggiunta dalla madre biologica, cosa mai avvenuta. Nel giro di un anno aveva imparato a camminare e a parlare, crescendo tutto sommato bene seppur in un ambiente non idoneo e circondata da adulti disagiati.
Fortunatamente partì la segnalazione al Tribunale dei Minori: ne hanno riconosciuto lo stato di abbandono ed è scattato il decreto di adottabilità.
Non mi dilungo nel descrivere quanto abbiamo passato durante il periodo di inserimento: doveva essere un passaggio veloce, ma sono trascorsi due mesi. I tempi si sono accelerati solo all'ultimo momento perché il tribunale ha emesso un decreto di urgenza. A tutto ciò' è seguito un periodo di due anni prima che le fosse assegnato il nostro cognome…
Durante gli incontri di preparazione all'adozione insegnano ai futuri genitori che bisogna scrivere la storia di quel bimbo destinato a divenire loro figlio, insegnano che in proporzione all'età questa storia deve essere descritta come se fosse una magnifica favola.
La storia di mia figlia  è stata scritta e pensata quasi esclusivamente da lei. Io sono intervenuta solo per addolcirla un po',  perché non è possibile né giustificabile negare ad una bimba di essere protagonista di una magnifica fiaba.
A mia figlia sono stati rubati i primi due anni e mezzo di vita: noi non siamo né saremo mai in grado di restituirglieli e soprattutto lei non perdona nessuno per quanto accadutole, neppure noi genitori, ma soprattutto se stessa.
Desidero ringraziare la mia amica Banu che mi ha fatto conoscere così per caso l'associazione. E’ grazie a questa meravigliosa relatà che lavora affinché "I Bambini Dharma", proprio come mia figlia, partano per la vita con una valigia piena di bei ricordi e di una fiaba tutta loro.”

 

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